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IL FORTINO LATINA

Smentito nei numeri l’allarme sicurezza in città: nel 2017 diminuiti sensibilmente tutti i tipi di reato, quasi dimezzati i furti.

Dati alla mano Latina, nell’ultimo anno, è diventata più sicura. I reati sono diminuiti passando dai 2150 commessi nel 2016 ai 1200 del 2017. Il tallone d’Achille della città resta quello dei furti (700 nel 2017) che pure si sono quasi dimezzati rispetto al 2016 (ne erano stati messi a segno 1340). Gli altri crimini più diffusi sono le rapine (23 nel 2017, 16 nel 2016) la stragrande maggioranza delle quali però improprie, 126 truffe (180 nel 2016) e 125 danneggiamenti (280 l’anno passato). Una città relativamente sicura, quindi, quella pontina, che conta più di centomila abitanti. Il senso di insicurezza, quella che il sindaco Damiano Coletta aveva definito “una sbagliata percezione” però resta e in alcuni casi è reale. 

In città infatti esistono delle vere e proprie zone grigie, difficili da controllare e dove si concentra la commissione della maggior parte dei reati. Centro nevralgico di questa nube di illegalità è la zona delle autolinee che, con il vicino quartiere Nicolosi, si candida come la zona meno vivibile della città. Da un punto di vista statistico la città è relativamente sicura – ci dice il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Vitagliano – Parliamo di una città di centomila abitanti, quindi abbiamo oggi un livello numerico di incidenza di furti tutto sommato contenuto”. Se i dati parlano chiaro è comunque vero che alcune zone vengano spesso ritenute poche sicure,  lì vi si concentrino la maggior parte dei reati e soprattutto queste vengano “evitate” dai cittadini, soprattutto al calar del sole.

“In alcuni casi questo è vero, pensiamo alla zona delle autolinee e del Nicolosi, dove però ci sono diverse concause che agiscono. In altre, penso ai giardinetti, davvero l’abbandono dei luoghi non è giustificato – prosegue Vitagliano – e qui però bisogna analizzare il concetto di sicurezza reale e percepita”.

Per il colonnello la sicurezza percepita dai cittadini rappresenta una componente della sicurezza reale. “Un cittadino che si sente sicuro incrementa la vita associata, alimentando un circolo virtuoso che migliora la sicurezza effettiva. Se un cittadino che si sente sicuro porta il cane o i figli ai giardinetti, anche di sera, quel luogo diventa ben frequentato  e l’eventuale malvivente avrà più timore di fare borseggi o simili”. 

Far coincidere i due elementi, tuttavia, non è semplice. “Mi piace fare l’esempio del piccolo paesino di mille abitanti che si ritrovano in chiesa la notte di Natale.Se sono presenti solo due carabinieri e questi si posizionano di fronte alla chiesa la comunità si sentirà sicura ma le case rimarranno sguarnite. Al contrario se si organizzano dei servizi mirati, magari in borghese, tra le case forse si eviteranno i furti ma la gente non si sentirà al sicuro. Bisogna dosare con cura questi elementi, partendo dal presupposto che le forze in campo sono sempre le stesse”.

Un equilibrio precario che, soprattutto a Latina, sembra dare comunque i suoi frutti ed è stato attuato grazie a un sempre maggior coordinamento tra polizia e carabinieri che a oggi mettono in rete anche il database di denunce e reati consumati, così da monitorare minuto per minuto l’andamento della criminalità locale. Un meccanismo che ha permesso non solo di dividere meglio le forze in campo ed evitare sovrapposizioni investigative o di monitoraggio di obiettivi sensibili ma avrebbe anche permesso uno studio e un’analisi più veloce di una situazione in continua evoluzione.

Il problema autolinee e Nicolosi però, è reale. Le cronache cittadine raccontano, per quanto riguarda la prima area, di continue aggressioni, furti e rapine ai danni di giovanissimi, perpetrate da altrettanti giovanissimi, spesso di origine egiziana. Un gruppo coeso che pare aver fatto delle autolinee una sorta di base operativa. Spaccio, estorsioni, aggressioni soprattutto ai danni di commercianti e cittadini stranieri, sembrano essere invece i problemi che attanagliano il quartiere Nicolosi dove è ancora viva la piaga delle occupazioni abusive che colpisce anche altre zone della città come il martoriato Colosseo di via Bruxelles.

Per quanto riguarda le autolinee io non parlerei di baby gang – spiega Vitagliano – non esiste una struttura stabile dedita a un’attività malavitosa. Alle autolinee ci sono una serie di concause che trasformano quel luogo in un obiettivo sensibile. Si tratta di un’area urbanisticamente difficile da controllare, dove si affollano migliaia di persone in poche ore, molte delle quali sono giovani e quindi prede più facili da affrontare per il malvivente. C’è poi da segnalare, e non si tratta certo di un dato negativo, la bontà della popolazione pontina. Spesso si punta più ad abbandonare un luogo, portando ai risultati negativi di cui abbiamo parlato prima, piuttosto che adottare dei comportamenti che mettano le stesse persone in una condizione di maggior sicurezza. In città come Napoli, per esempio, è ormai abitudine, se si guida nel traffico, mettere l’orologio al polso destro; se si risponde al telefono sul marciapiede farlo con il telefono in direzione muro e non strada e così le donne, che portano da quel lato la borsetta. Si tratta di piccoli accorgimenti che rendono la vita più difficile ai malviventi. Poi è ovvio che l’azione di prevenzione e repressione ci deve essere e nel caso delle autolinee questa viene attuata dalla polizia di Stato che ha installato lì un presidio fisso e nelle ore di maggiore affluenza controlla la zona anche con agenti in borghese”.

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